Tempo di reazione nello sport: perché vedere velocemente non basta
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In molti sport, poche frazioni di secondo possono fare la differenza.
Un portiere deve reagire a un tiro. Un tennista deve identificare la traiettoria della palla. Un giocatore di basket deve percepire il movimento dell'avversario prima di scegliere la propria azione.
Spesso parliamo di velocità di reazione, Ma reagire prontamente non dipende solo dalla velocità dei muscoli.
Prima che un movimento venga eseguito, il cervello deve prima percepire le informazioni, analizzarle, prendere una decisione e quindi trasmettere una risposta motoria.
È proprio questa successione di passaggi che rende l'allenamento cognitivo particolarmente interessante nello sport.
Che cos'è il tempo di reazione?
Il tempo di reazione corrisponde al ritardo tra la comparsa di uno stimolo e l'inizio della risposta dell'atleta.
In un contesto sportivo, lo stimolo può essere:
- il movimento di un avversario;
- la traiettoria di una palla;
- un cambio di direzione;
- un segnale visivo;
- o anche una situazione di gioco che cambia improvvisamente.
Il cervello riceve queste informazioni, le interpreta e seleziona una risposta appropriata.
La velocità di un atleta dipende quindi dalle sue qualità fisiche e la sua capacità di elaborare rapidamente le informazioni disponibili.
Percepire, decidere, agire
Un'azione sportiva può essere schematicamente suddivisa in tre fasi:
1. Percepire
Il sistema visivo raccoglie informazioni dall'ambiente circostante: posizione della palla, movimento dei giocatori, distanze, velocità o direzione.
2. Decide
Il cervello analizza queste informazioni e seleziona una risposta.
Dobbiamo avanzare? Tuffarci? Passare? Attaccare? Cambiare direzione?
3. Agisci
Il comando al motore viene quindi trasmesso per eseguire il movimento.
L'obiettivo non è quindi semplicemente eseguire un movimento rapidamente. Bisogna essere in grado di prendere la decisione giusta rapidamente.
Perché le situazioni imprevedibili sono importanti
Quando un atleta sa in anticipo quale movimento deve eseguire, parte del processo decisionale scompare.
Durante una partita, la situazione è diversa.
Il giocatore deve adattarsi costantemente a informazioni che non controlla completamente.
La formazione che incorpora l'incertezza può quindi imporre maggiori esigenze a:
- attenzione visiva;
- anticipazione;
- coordinazione occhio-mano;
- la velocità di elaborazione delle informazioni;
- il processo decisionale.
È proprio questo che avvicina l'allenamento cognitivo ai vincoli che si incontrano in competizione.
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Durante alcuni esercizi, l'atleta dispone quindi di informazioni visive meno continue.
Deve imparare a utilizzare le informazioni disponibili in modo più efficace, ad anticipare la traiettoria di un oggetto con maggiore precisione e a mantenere la precisione dei suoi movimenti nonostante questa limitazione visiva.
L'obiettivo non è semplicemente quello di rendere l'esercizio più difficile.
L'obiettivo è creare un ulteriore vincolo percettivo al fine di stimolare i meccanismi coinvolti nell'elaborazione e nel coordinamento delle informazioni visive.
In quali sport è necessario allenare i tempi di reazione?
Questa capacità è coinvolta in un numero molto elevato di discipline.
Nel calcio, a volte il portiere ha pochissimo tempo per analizzare un tiro e decidere se tuffarsi o meno.
Nel tennis, il giocatore deve interpretare rapidamente la traiettoria e la velocità della palla.
Negli sport da combattimento, i movimenti dell'avversario richiedono decisioni estremamente rapide.
Nel basket o nella pallamano, la posizione dei compagni di squadra e degli avversari cambia costantemente.
Il principio rimane lo stesso: Quanto più l'ambiente è veloce e imprevedibile, tanto più importante diventa la capacità del cervello di elaborare le informazioni in modo efficiente.
Allenare la mente oltre all'allenamento fisico.
La preparazione fisica rimane ovviamente essenziale per le prestazioni atletiche.
Forza, esplosività, velocità, mobilità e resistenza permettono al corpo di eseguire i movimenti in modo efficiente.
Ma prima il corpo deve ricevere le informazioni corrette.
L'allenamento neurovisivo mira quindi a integrare la preparazione tradizionale lavorando sui processi che precedono il movimento: vedere, analizzare, anticipare e decidere.
È questa combinazione di capacità fisiche e cognitive che ci permette di avvicinarci alle reali esigenze dello sport.
Un altro modo di affrontare le prestazioni
Per lungo tempo, l'allenamento sportivo si è concentrato principalmente sul corpo.
Le attuali conoscenze sul funzionamento del cervello consentono di integrare più pienamente le dimensioni visive e cognitive nella preparazione.
Noi di AnceFlex® sviluppiamo soluzioni progettate per integrare questi vincoli direttamente negli esercizi sportivi.
Perché prima di ogni mossa, ci sono informazioni da percepire e una decisione da prendere.
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